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Un articolo pubblicato su JAMIA fa il punto sulle attività che il pediatra conduce durante la routine clinica delle cure primarie. Risultati interessanti, anche se riferiti agli USA (Philadelphia): il 46% parla con i pazienti mentre aggiorna la storia clinica, il 21% mentre parla di prevenzione e il 20% mentr discute del management e il trattamento. Inoltre il 24% del campione interagisce con le famiglie dei pazienti mentre usa il computer. Lo studio mette l’accento sulla usabilità dei sistemi dedicati alla clinica e sulla necessità di integrare correttamente le attività di comunicazione con le famiglie dei pazienti.

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Una delle applicazioni più importanti per il miglioramento della qualità delle cure è rappresentata dai sistemi per la prescrizione clinica assistita. Questi sistemi implementati sulla cartella clinica elettronica intercettano una serie di informazioni cliniche e verificano che la prescrizione effettuata dal medico sia appropriata, cioè in accordo con la diagnosi e le linee guida correnti. In caso di divergenza il sistema lancia un avviso che potenzialmente ha lo scopo di prevenire gli errori. Naturalmente il fattore umano rimane e uno dei problemi principali di questi sistemi è rappresentato dal fatto che possono generare “abitudine” ed il medico trascura sistematicamente i messaggi di allerta. Nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di JAMIA (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20819851) gli autori fanno una revisione proprio di questi atteggiamenti. Ne viene fuori un quadro complesso che sottolinea come l’ordine e la priorità dei messaggi, il formato, la presenza di altre informazioni nella stessa schermata e perfino il colore dei messaggi possono condizionare il successo di questa tecnica.